Non è che io non condivida il parcheggio selvaggio, ma una scena del genere mi ha proprio svuotato l'anima e azzerato i sentimenti. Praticamente io e questo mio amico ce ne andiamo in centro e parcheggiamo nell'unico fazzoletto libero del suolo pubblico pratese, che non è che sia proprio pubblico, ma è sicuramente pratese ed è tutto quello che abbiamo a disposizione in quel momento.
Facciamo il nostro giro, compriamo ciò che c'è da comprare, poi, passando dal bar che frequentiamo tutti i venerdì e i sabati sera, ci fermiamo a prendere un caffè (il quinto da mezzogiorno). Dopodiché ce ne torniamo belli rilassati alla macchina.
Ecco, io non so come spiegarlo, ma ci troviamo una Twingo grigia parcheggiata proprio al culo, in modo da rendere impossibile ogni sorta di manovra, anche la più piccola e insignificante. Com'è d'uopo in certe circostanze, il mio amico inizia a bestemmiare e a suonare il clacson, mentre io mi faccio il giro di tutti (e dico tutti) i negozi della piazza alla ricerca del proprietario dell'autovettura.
Per i primi 10 minuti niente.
Poi entro nel negozio di mobili proprio davanti alla Twingo e il commesso, un uomo sulla sessantina portati bene, mi dice che si, ha visto una ragazza scendere dalla macchina e andarsene, ma non sa dove.
Che l'auto fosse di una ragazza lo si era intuito dalla quantità di borse, borsine e sacchetti sparsi sul sedile del passeggero, tra i quali spiccavano la faccia bianca e quella nera dei bambini della Benetton. Sarà stata la caffeina, sarà che ormai son 20 minuti che siamo lì a fare la figura degli idioti e a berciare come ossessi, mi parte un "Eccheccazzo, che testa di cazzo!" che il commesso mi guarda con gli occhi spipati e secondo me si prende pure paura.
Insomma, torniamo al bar di prima, del quale conosciamo il proprietario, e gli chiediamo di chiamare i vigili, cosa che mi ero promesso di non fare mai in tutta la mia vita, ma insomma, cioè... vaffanculo, eh!
Dall'altro capo del telefono rispondono che sono tutti occupati e che ci sarà da aspettare. "Si, il cazzo!", dico io con una certa classe. Fatto sta che ricomincio a fare il giro dei negozi, mentre intorno a noi si erano radunate circa dieci persone di tutte le razze e tutti e due i sessi che ci chiedevano il che e il come della situazione.
Dopo circa quaranta (e dico quaranta) minuti di clacson ed espressioni poco carine, proprio da uno dei negozi in cui ero entrato per scandire le parole "Scu-sa-te-sa-pe-te-di-chi-è-la-Twin-go-gri-gia-par-cheg-gia-ta-in-se-con-da-fi-la?", esce una ragazza sui trenta con i riccioli coperti da un cappellino di dubbio gusto e con aria incerta e la voce tremante ci fa: "Per caso vi da noia?!"
"No, macché! Lasciala pure altri 40 minuti!"
"Ok, allora torno tra cinque minuti"
Se poi le abbiamo risposto male c'abbiamo avuto i nostri motivi belli e buoni! E non ditemi che è stata una mancanza di cavalleria, perché se va avanti così questa qui un giorno o l'altro finisce decapitata. E' che noi siam gentiluomini, porca puttana!
Il breve tragitto di ritorno si è svolto in un silenzio tombale, manco fossimo in una camera mortuaria. L'unica a parlare era Virgin Radio (style rock), che è una gran radio, ma non dicono mai i titoli delle canzoni.




