Tutti mi dicono che hanno voglia di mare, di tornare al mare, di fare il bagno nel mare di prendere il sole al mare, di fare la vita di mare, di andare a cena al mare. Io invece c'ho voglia di andare sulla neve. Che poi io non sono nemmeno bravo a sciare, io, a sciare, non sono bravo, io. A sciare. Eppure son giorni e giorni che penso che ho voglia di andare a sciare.
Sarà che i miei amici mi hanno regalato una tavola spettacolare l'anno scorso, i miei amici, a me. Gli amici miei di me. Dato che lo scorso inverno non ho avuto modo di rinnovare quel gioiellino, c'ho voglia di provarla il prima possibile.
E' tipo una tavola tamarrissima, ma in senso buono. Nel senso, è un po' kitsch, ma sempre in senso buono. E' una di quelle tavole che innalza le potenzialità di una persona (qui il senso è già buono).
Mi spiego.
Se io vedessi arrivare uno con quella tavola direi "Boia! Bada 'he roba! Questo dèe essé bravo pefforza!" ("Perdinci! Guarda un po'! Questo deve essere assolutamente bravo!"). E il fatto che quello debba essere bravo agli occhi di un ottimo osservatore come me (?) significa che se lo vedi scendere come un deficiente allora sarà deriso e schernito finché non avrà la pelle del viso solcata dalle piaghe sorte dall'incensante scorrere delle lacrime e le mani completamente rovinate dal continuo autopunirsi con le martellate sulle unghie.
Ecco, in pratica, io che non è che sia bravo (non lo sono per nulla), io che le piste le scendo, ma non è detto che al termine sia ancora totalmente integro, sono stato condannato dai miei amici ad una flagellazione emotiva per il fatto di possedere una tavola troppo ardita per le mie capacità, ma anche troppo bella per aver ancora voglia di andare al mare.
C'è quelli che mi portano la pizza a domicilio qui a Roma che c'hanno il vizio di suonare il campanello minimo un paio di volte. Tipo la prima suonata deve essere una specie di avvertimento, la seconda invece la fanno appena si sono rotti il cazzo di aspettare, cosa che a quanto pare avviene nel giro di tre o quattro secondi netti (più o meno il mio record stagionale sotto le coperte(1)).
Certo è che se uno c'ha fame, tipo me, e non c'ha voglia di cucinare, sempre tipo me, allora chiama il primo 06tiportolapizzaalvolo e prenota un menù da minimo 8/10 euro, dato che per meno manco alzano la cornetta del telefono. Diciamo che sono le nove e mezzo, io faccio l'ordinazione, prenoto tutto ciò che mi può portare al raggiungimento della cifra minima e quando arrivo a chiedere "quanto spendo?!" sono sempre un paio di euri sopra e mi girano le palle, che io due euri in più non li voglio spendere, che poi domani mi mancano gli spiccioli per prendere il caffè alla macchinetta.
Terminata l'ordinazione, l'operatore (generalmente egiziano) mi fa "sono 10 euro e 70, arriviamo tra le 22:45 e le 23:15".
Evvabbè, vuol dire che nel giro un'oraemezzo/due avrò mangiato(2).
Quandunque ecco che mi ritrovo improvvisamente ad adocchiare l'orologio e a rendermi conto che sono le 22:50, ho una fame cheproprioguardacioè e ancora non è arrivato nessuno. Comessennonbastasse(3) mi scappa pure da pisciare ma non posso andare in bagno che poi finisce che arriva il ragazzo delle pizze mentre son lì che me lo sgrullo e mi suona il campanello tre volte e poi mi stressa e vaffanculo.
E allora son prigioniero di camera mia, costretto ad aspettare per colpa di quel gran pezzo di cioccolata che è Murphy, dato che sicuramente avrà fatto una legge anche per questa situazione, tipo "campanello suona quando arbitro fischia".
Ovviamente il giovane e rigorosamente orientale ragazzo delle pizze arriva alle 23:14, un minuto prima che mi lasci andare alla più grande bestemmia della mia carriera olimpica, roba da far sembrare un rosario il mio turpiloquio sul gol (regolare) annullato a Gilardino il 24 gennaio durante (magguardaunpo') Juventus-Fiorentina.
E niente, pago, vado in bagno e mi reco immediatamente a mangiare la mia prosciutto e funghi e bere la mia Heineken, che nel frattempo si sono trasformate in una salsiccia e patate fredda e in una Peroni calda.
E sticazzi, come dicono a Bergamo.
ps: e come se non bastasse son due ore che faccio gli scongiuri sotto la scrivania perché il mio coinquilino guarda Biagio Antonacci su Italia1 e si sa, il Biagio porta merda!
(1) in effetti una scorreggia di quattro secondi è una cosa lunghissima!
(2) era dalla quinta elementare che non formulavo un periodo con il futuro anteriore!
Ora prima di risolverla bisogna capire di chi è la colpa.
Ve lo dico io, fidatevi. Poi vabbè, io i giornali mica li leggo, li compro solo per pulire i vetri. Però mangio le Kinder Brioss. Nel senso, ne ho comprato un pacco tre ore fa all'Autogrilli di Lucignano e quando ho mangiato la prima mi son reso conto che rispetto a quando ero bambino c'è molto meno latte.
Per quanto ne so c'è la crisi del latte, sarà colpa delle vacche.
Me lo dice sempre il babbo. Che lui faceva architettura negli anni '70, ai tempi d'oro delle occupazioni. quelle vere, non le "oKKupazioni" di oggi, quelle che tipo la gente ci credeva davvero, quella stessa gente che, trallaltro, c'ha portati al punto in cui siamo. Però ci credevano, mica cazzi. E lui me lo dice sempre che c'è crisi, perché c'aveva i capelli alla Beatles e ora se taglia con la lametta da barba.
Per quanto ne sa lui c'è la crisi dei barbieri, colpa dello shampoo.
Ma poi me lo diceva sempre anche il nonno "Un c'è quattrini!", però lui la crisi dei barbieri non l'ha mai vissuta perché fino all'ultimo ha tenuto il pettine nel taschino della giacca e il riporto da sinistra a destra, perché verso sinistra lui c'andava malvolentieri anche con i peli. Il pettine ce l'aveva sempre perché prima di fare un pieno alla macchina prendeva la bicicletta, la vanga, i semi e nell'orto c'andava così. Anche a luglio, quando c'erano quei 40 gradi che a uno gli piglia la bassa pressione a mettersi un paio di mutande, lui prendeva e andava a fare l'orto. Altri tempi, altra gente, altro spessore.
Per quanto ne sapeva lui c'era la crisi del petrolio (e la nostra tutte le volte che usciva di casa).
Ma poi no, dico io, ho quasi 26 anni e le poche volte che ho guadagnato qualcosa non era mai abbastanza per una bolletta, quindi boh…
Per quanto ne so c'è la crisi del lavoro.
No, aspetta… mio cugino dice che quella c'è per davvero.
Ah… poi dice c'è anche quella del petrolio…
Mah… allora mi sa che come scrittore non sarei un granché… poi dice sono in crisi anche gli scrittori…
Boh… allora mi sa che mi ritiro qualche mese in un posto tranquillo…
C'è che ieri sera arrivo qui vicino a casa mia che c'è San Lorenzo che è tipo un posto dove si fanno le cose, si vede la gente e così via. E niente, in pratica prima di uscire di casa guardo verso l'alto aspettando un segnale divino e, come al solito, succede un cazzo. Però diciamo che la cosa mi risulta utile per capire che non sta piovendo e per rendermi conto che a questo punto non importava guardare in alto ma bastava affacciarsi alla finestra del cesso o a quella di camera. Ma anche a quella della cucina, tanto non è che il clima cambi nel raggio di tre metri (tranne che in Lost, ma questo è un altro discorso).
Ad ogni modo decido di non prendere l'ombrello pagato 5 euro dal magrebino della stazione della metro e me ne vado a piedi verso, appunto, San Lorenzo. Arrivo nella piazzetta e inizia a piovere l'acqua, nel senso che non piove la birra.
Piove l'acqua.
Quindi tiro fuori due euro e vado a prendere una Ceres, che glielo faccio vedere io come si fa a far piovere la birra.
Finita la birra finisce anche di piovere l'acqua, cosa che, dato che sono a piedi con le scarpe, mi fa piuttosto piacere anziché no. Ho specificato "con le scarpe" perché non è che sono uscito scalzo o con le pantofole, bensì con le scarpe. Son particolari che ti cambiano tutta una storia.
San Lorenzo, dunque. Son lì che parlo con un mio amico che c'ha un amico che c'ha la ragazza che non c'ha sigarette e mentre il mio amico offre una sigaretta alla ragazza del suo amico mi rendo conto che da quando ho comprato l'ombrello piove l'acqua solo quando esco con le scarpe senza prendere l'ombrello. Tipo il giorno dopo aver comprato l'ombrello metto l'ombrello in borsa, ma quando esco con le scarpe e l'ombrello in borsa non piove l'acqua e nemmeno la birra, mentre il giorno ancora successivo esco con le scarpe e la borsa senza l'ombrello e di conseguenza piove l'acqua. Non so se mi spiego.
Ieri, dato che la mattina pioveva l'acqua, sono andato a lezione con le scarpe e con l'ombrello nella borsa per ripararmi dalla pioggia acquifera. E infatti appena esco di casa con le scarpe, la borsa e l'ombrello m'avvedo che vuole piovere l'acqua ed io faccio per estrarre l'ombrello dalla borsa e mi emoziono anche un po', quand'ecco che non vuole più piovere l'acqua e addirittura se ne esce il sole. Quindi alzo lo sguardo e dico: "Mi prendi per il culo, Tyler Durden?!".
Cionondimeno, nel pomeriggio di oggi son lì nell'atrio del palazzo che mi appresto ad uscire in strada con le scarpe e la borsa, quando mi esalto nel vedere che piove l'acqua come Tyler Durden comanda. Torno in casa per prendere l'ombrello e gli dico: "A questo giro non mi freghi, Tyler!", che in questi giorni siam diventati amici, ci diamo del "tu" e ci prestiamo persino i vestiti.
E niente, ho preso l'ombrello e mi son riparato le scarpe e la borsa dall'acqua.
Mi dicevan da bambino che uno non si rende realmente conto delle cose finché non ci si ritrova. Ed io, seppure in ritardo rispetto a quello che avevo previsto, certe cose me le trovo davanti adesso. Cazzo ne so, però mi vien difficile pensare che uno possa imparare dal nulla. Ad esempio, ogni prodotto tecnologico ha il suo libretto di istruzioni, gli studenti hanno insegnanti e libri, mentre Emilio Fede non sa un cazzo perché probabilmente non ha mai avuto un insegnante di sostegno.
Tipo no, oggi mi son messo a fare le pulizie, ma di quelle serie, di quelle che uno usa la spugna e i prodotti (questi sconosciuti!), di quelle che tipo uno c'ha il guanto giallo di gomma che se non se lo mette si prende le malattie, anche se poi va a pulire quel pavimento sul quale fino a ieri ci camminava scalzo. Ma si sa, un conto è ammettere il suo stato di progressivo deterioramento e prendere in mano scopa e spazzolone, un altro conto è far finta che tutto vada bene e convincersi di questo fatto facendo finta di avere la pianta dei calzini pulita.
Evvabbè, dicevamo… dopo aver pulito il pavimento prendo il vetril che ho sul comodino da cinque giorni e inizio a passarlo sulla scrivania, sulle mensole e sullo stesso comodino, notando che magicamente tutti gli oggetti in questione cambiano colore, si schiariscono e quasi non li riconosco più, tant'è che son dovuto andare in bagno a vedere se c'erano ancora i capelli nella vasca per capire se ero ancora in casa mia.
Poi niente, dopo tutto questo ambaradan (e a Roma c'è anche una via che si chiama per l'appunto via Ambaradan), vado in cucina, apro il frigo, prendo una birra e me ne torno in camera con il cavatappi. Tempo cinque minuti un mio coinquilino mi bussa alla porta di camera e mi chiede che fine abbia fatto il cavatappi e io glielo metto in mano (il cavatappi).
E niente, poi stasera sono uscito per fare un paio di birre con un ragazzo che studia con me e c'erano anche dei suoi amici solo non mi sentivo granché bene e me ne son tornato a casa relativamente presto.
Detto ciò, oggi ho imparato che tutto sommato è normale avere un bagno sporco quando si può vivere per più di una settimana senza vetril, ma neanche cinque minuti senza cavatappi.
il blog è stato inattivo per un lungo periodo. I motivi sono vari, ma tra tutti spicca sicuramente la nullità della già di per sé scarsa vena creativa del sottoscritto. Il fatto è che ho attraversato un bellissimo periodo, non "bello" tipo "quei periodi in cui tutte le cose vanno bene", bensì "bello" nel senso di "sono successe un sacco di cose" e di "avevo di meglio da fare che scrivere sul blog".
Per prima cosa, sicuramente, c'è da annotare il cambiamento di città (fatto ampiamente descritto nel post precedente). Diciamo che la vita a Roma non è esattamente uguale alla vita a Prato e che il corso di montaggio di Cinecittà non è proprio simile al corso scienze della comunicazione dell'Università degli studi di Firenze.
Ho anche dei nuovi amici e quando non torno a casa per il fine settimana fa un certo effetto uscire con loro. Vien da sé che queste persone in questo preciso luogo rappresentano la mia vita qui, a Roma. E la cos ami stimola da morire. Ovviamente tutti hanno una certa tendenza all'alcolismo, il che mi mantiene in uno stato di relativa normalità anche se, detto tra noi, per me la bottiglia non ha più il fascino di un tempo. Ho sempre scherzato molto su questo aspetto, ma mi rendo conto che in quella che mi dicono essere la mia generazione c'è proprio una vasta e incontrollata tendenza all'alcolismo. Tutto ciò ci rende banali, come tanti piccoli puntini neri vuoti in un'immensa pagina di puntini bianchi.
Sono ben consapevole di non aver fatto la scoperta del secolo, solo che da quando utilizzo una delle più potenti armi di atrofizzazione del cervello delle masse, e cioè facebook, non vedo altro che un continuo proliferare di inutili e insulsi gruppi che inneggiano all'alcolismo, tipo che ne so:
-qualsiasi cosa tu abbia fatto da ubriaco, se non la ricordi, non è accaduta;
-quelli che… durante l'estate si sfasciano… E NON SMETTONO MAI;
-quelli che la raccattano tutti i venerdì sera;
-quelli che a ballare perdono il cervelletto;
-bere non è la risposta, ma bevendo si dimentica la domanda;
-i vostri etilometri non fermeranno il nostro alcolismo (devo ammettere che questo è veramente geniale).
La cosa non mi preoccupa affatto. Nel senso, io bevo, bevo tanto, e non biasimo certo chi beve e tutti quelli che amano un certo tipo di (stupido) divertimento. Però nel mio essere un pessimo esempio per tutti (e perciò uno dei tanti elementi "nella media") c'è una cosa che mi chiedo sempre più spesso. Diciamo che più che altro è una sega mentale, ma vorrei veramente sapere se quando il mio ipotetico figlio avrà facebook io avrò il coraggio di dirgli: "Vedi figliolo, queste sono le foto della vacanza di papà. Come puoi notare tuo padre e i suoi amici hanno sempre il vodka tonic in mano.".
Il fatto è che siamo davanti ad uno strumento che ha potenzialità infinite, popolato da persone infinitamente stupide. Tutto ciò non è banale?!
Dopo un mese e mezzo, anzi due, in quel di Roma mi sembrava giusto tirare un po' le somme.
1) Roma è la capitale d'Italia, conta tremilioni di abitanti e il caffè al bar costa 70 centesimi. Probabilmente nessun barista romano è mai venuto in Toscana, altrimenti i caffè costerebbero almeno 20 centesimi in più;
2) sono diventato una specie di cliché dello studente fuori sede: non pulisco praticamente mai camera mia e, detto tra noi, non so neanche dove siano i prodotti per farlo. Ritengo pertanto inutile l'essere andato all'IKEA a comprare i mobili per far sembrare un po' più accogliente l'ambiente: un porcile resta tale anche con un tappeto persiano;
3) Salire sulla linea B dalla stazione Policlinico, scendere a Termini e prendere l'altra linea tutte le mattine è una rottura di palle. Che poi c'è talmente tanta gente che non si lava che io proprio, cioè… mah?!
4) ho notato che il fioraio vicino alla stazione Tiburtina è sempre aperto. Ma chi cazzo glieli compra i fiori alle tre di notte?!;
5) a proposito, dato che è un po' che non scrivo sul blog mi sembrava giusto aggiornare la situazione "cazzi miei". Dunque, per prima cosa studio montaggio. Mi piace veramente tanto, giuro. Sono sempre al mac, sempre circondato da un sacco di tecnologia e da persone che con la scusa dell'arte fanno un sacco di cazzate. Tutto ciò giustifica almeno in parte tutto il cazzeggio di cui sono stato protagonista da 25 anni a questa parte;
6) a Roma non fa mai freddo e non piove mai. Perlomeno questo è quello che mi hanno sempre detto. Ovviamente da quando sono qui non faccio altro che aprire l'ombrello;
7) i miei coinquilini sono in gamba. Veramente. Potrei scrivere tutto quello che voglio su di loro che tanto non conoscono questo blog, però son veramente in gamba. E tutti c'hanno tutti camere migliori della mia. Bastardi…
8) quando sono qui non esco praticamente mai, il giorno sono superproduttivo e la sera vado a letto relativamente presto. Devo ammettere però che mi manca un po' il buon vecchio cazzeggio sul divano rosso di casa mia, anche se giovedì oggi ho dormito un (bel) po' di più e ho tardato ad una lezione che iniziava alle 14:30;
9) camera mia è piccola, veramente piccola. Nonostante tutto riesco a perderci un sacco di roba, soprattutto il cibo, che poi ritrovo regolarmente scaduto. Ad esempio stamani ho trovato dell'insalata comprata ieri pomeriggio nella borsa che utilizzo quotidianamente;
10) la teoria per la quale "il bagno si pulisce da solo" vale solo nei periodi in cui torno a vivere con mia madre;
11) la teoria per la quale "i vestiti si lavano e si stirano da soli" vale solo nei periodi in cui torno a vivere con mia madre;
12) la teoria per la quale "perché devo farlo io quando qualcuno lo farà sicuramente al posto mio?!", al contrario, vale sempre.
12b) la teoria per la quale "quel qualcuno che lo fa al posto mio è il Picchio", è ormai una regola.
ps: ho montato una specie di intervista-documentario che parla di me e Mr. Caccanooga, ma non sono riuscito a caricarla su youtube perché l'ho montata su "Back in Black" degli AC/DC e a quanto pare non risulto essere il titolare dei diritti di quel brano. Casomai qualcuno conoscesse Angus Young è pregato di chiedergli di chiudere un occhio… eddai! E' solo per questa volta!