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lunedì, 19 maggio 2008
Fase preliminare: Gigi racconta una cosa a Franco
"Ieri ho conosciuto una ragazza mentre ero in fila al bancone e stavo prendendo da bere. Ci siamo messi un po' a parlare e alla fine le ho chiesto di uscire. E' carina, mi piace. Però mi raccomando, non lo devi raccontare a nessuno. E' un segreto, lo dico a te perché mi fido!".
Prima fase: il tradimento di Franco (cinque minuti dopo)
Molto spesso sottolineare frasi come "Mi raccomando, non lo raccontare a nessuno" viene interpretato come "Mi raccomando, dillo a più persone possibili". Franco, parlando con Paride, uno dei suoi migliori amici, non riesce a mordersi la lingua e incappa in un'esclamazione che lascia sottintendere qualcosa:
"No, vabbè…"
"No vabbè cosa?!"
"No, niente… però… cioè… io te lo dico, ma non lo devi dire a nessuno! Lo dico a te perché mi fido! Poi va a finire che Gigi s'incazza!"
"Vai tranquillo! Cosa vuoi che me ne importi?!"
"In pratica Gigi mi ha detto che ieri ha conosciuto una fica disumana e mi sa che ci esce."
"Ma chi è questa?! Perché non lo voleva dire a nessuno?!"
"Non lo so…"
Seconda fase: il racconto disinteressato di Paride (sette minuti dopo)
Paride, dal canto suo, non appena incontra per caso Taddeo, ritiene che infrangere il patto con il suo amico Franco sia solo un peccato veniale, perché se Franco stesso non ha mantenuto il segreto, non capisce perché lui dovrebbe farlo. D'altronde non ha mai parlato con Gigi e in ogni caso la colpa non sarebbe sua.
"Ma lo sai che… no, vabbè… niente!"
"No, ora me lo dici!"
"No, davvero… non posso!"
"Dai! Non rompere il cazzo! Dillo e basta!"
"Sì, però mi raccomando! E' un segreto!"
"Tranquillo! Dimmelo alla svelta, che c'ho furia!"
"Dice che Gigi è andato con una gnocca incredibile e ora in pratica ci esce"
"Ma chi?! Gigi?! ahahahah"
Terza fase: fase di terzi (dieci minuti dopo)
Dopo l'incontro con Paride, Taddeo inizia a parlare di Gigi con tutte le persone che gli capitano a tiro, alcune delle quali parleranno di Gigi con altre persone, diffondendo la notizia.
"Ciao Taddeo!"
"Ciao Marco! Lo sai che Gigi sta con una cicalona?!"
"Ah sì?! Non ne sapevo niente. Quanto tempo è che ci sta?!"
"Non lo so, comunque dice che è da un bel po' che escono insieme…"
Fase ultima: l'estraneo chiede spiegazione a Gigi (quindici minuti dopo)
"Gigi, dimmi una cosa… ma quando ti sposi?!"
sabato, 17 maggio 2008
Gagagagagagagagagagagagagagagagagagagaga!
Ghenghe!
Guga gugà!
venerdì, 16 maggio 2008
Vi sembrerà strano, ma leggendo qui mi sono ricordato che noi maschietti, oltre ad andare in bagno da soli e senza la borsetta dei trucchi, facciamo anche la pipì in piedi. Ogni tanto qualcuno potrebbe anche dirci quanto siamo bravi ed eroici, ne saremmo orgogliosi. Inoltre credo sia utile ricordare ovvietà e, non con falsa modestia, mi sento di affermare che questo blog è una fucina di cose ovvie e inutili.
Adognimodo, il nostro standing non giustifica il fatto che ogni qualvolta entri in un bagno pubblico ci sia il pavimento totalmente inondato (e quando dico "inondato" intendo dire proprio "inondato" e non, ad esempio, "caramelle"). Il punto è che in certi bagni ci capito quasi sempre durante serate in cui mantengo un atteggiamento tutto sommato lascivo, e cioè quando la deambulazione è compromessa, motivo per il quale qualsiasi superficie calpestabile appare già di per sé piuttosto scivolosa anziché no.
Questo complicatissimo ragionamento è stato elaborato da me medesimo ieri sera mentre ero in un bagno di mezzo metro quadrato e mi stavo lavando le mani poggiando le mie scarpe di tela su uno strato di liquido uniformemente pesticciato da suole di vario tipo. Ad un certo punto mi è caduto l'occhio sulle tre cose che la gente prende di mira quando decide che il vaso è troppo stretto per la loro pipì. O meglio, quelle cose che nella mia gioventù scolastica erano i miei bersagli preferiti. Dopo aver raccolto e pulito l'occhio, ho preso carta e penna e me le sono appuntate:
1) il cestino dei rifiuti. Ogni cesso ne ha uno. Credo ci sia una legge che impone di mettere a disposizione un cestino dei rifiuti nel bagno degli uomini, dal momento che la sua presenza non è certo giustificata dalla sua utilità: nessuno lo utilizza. Mai!
2) il contenitore della spazzola del cesso. Anche questa è una presenza oscura ed inutile, tranne che per colui che intende verificare lo stato della propria gettata e la precisione del proprio arnese;
3) il bottone dello sciacquone. Questa è una cosa da maledetti figli di puttana, perché pisciare sullo sciacquone significa precludere la possibilità ai successivi avventori di poterlo premere. Cionondimeno serve a giustificare il selvaggio ricorso a tecniche di lancio sperimentali, quali ad esempio la scritta del nome sul muro, per intero oppure della sola lettera iniziale. Diciamo che la pisciata sullo sciacquone è un po' la madre di tutte le pisciate fuori dal vaso.
Personalmente ho smesso. Ormai sono anni che centro il vaso con una certa classe nel rispetto del prossimo, per la patria, per i nostri figli e perché si apra un futuro migliore per tutte le famiglie americane! Dio mi è testimone: continuerò a seguire questa strada e porterò pace, felicità e prosperità nei vostri gabinetti. E voi dovete lasciarmelo fare, altrimenti vado all'ONU, sparo due cazzate e invado la Kamchatka con i carri armati blu!
giovedì, 15 maggio 2008
Avvertenze: il seguente post rischia di risultare disgustoso per i suoi contenuti profondamente anti. Ancora non so anti cosa, ma di certo non pro. Affronteremo il tema caldo della merda e delle latrine comuni e agli occhi della maggioranza degli italiani (che a quanto pare si fa chiamare popolo della libertà, dove libertà sta a significare "la libertà di scegliere di farselo tirare in culo") potrà sembrare strano che qualcuno non sia d'accordo con loro e con il loro messia, che se non altro li ha muniti di vaselina. Ma io che son furbo, sono andato in farmacia e ho comprato un tubetto di LUAN (lubrificante anale) e potete tirarmelo dietro quanto vi pare e piace, tanto è anche un anestetico e non sento niente!
E che Dio salvi la Reggina, che anche se si è salvata domenica scorsa con una giornata di anticipo, è sempre una battuta carina.
Certe volte mi viene voglia di prendere un sacchetto di carta, riempirlo di merda, lasciarlo una settimana al sole e poi lanciarlo.
Vorrei vedere l'effetto che fa.
Circa dieci anni fa alcuni miei amici fecero una cosa del genere, prendendo come obiettivo la caserma dei Carabinieri. Ne andavano molto fieri e anch'io ero molto fiero di loro. Poi vabbè, si cresce e le prospettive cambinano. Purtuttavia sono ancora fiero di loro, mica si cresce tutti.
Ad ogni modo non si ha voglia di compiere un gesto del genere senza motivo. In linea di massima ci sono sempre una causa e un bersaglio a giustificarlo, come è avvenuto nel suddetto esempio, quando i miei amici trovattero trovonno trovarono nell'edificio delle forze dell'ordine un ottimo centro.
Di certo non avrei il coraggio di fare quello che hanno fatto loro. Anzi, probabilmente ce l'avrei, ma sono troppo intelligente.
Io.
Intelligente(1).
Cercherò di essere il più qualunquista possibile e non mi esimerò dal generalizzare le mie affermazioni senza addurre spiegazioni sensate, le quali non verranno date neanche in un secondo momento: l'unica persona che in questo momento vorrei ricoprire di merda dalla testa ai piedi è il "signor" S.B. (ma non lui! Lui mi sta simpatico… l'altro S.B.!).
Vorrei aggiungere che non mi limiterei solo a lanciare un sacchetto pieno di escrementi, ma prenderei anche una bella pala, mi metterei a scavare latrine un po' ovunque e farei in modo che chiunque venisse colto da improvvisi strizzoni alla pancia pensasse immediatamente alla latrina comune e non allo splendido cesso in ceramica del bagno situato nella zona notte di casa sua.
Essendo tali latrine ovunque, quando il VOSTRO presidente del consiglio vi passerà accanto con una delle NOSTRE auto blu io sarò lì ad attenderlo nella picchiomobile e tenterò in tutti i modi di speronarlo dentro la merda degli italiani.
D'altronde un po' per uno non fa male a nessuno.
(1)ahahah!!!
ps: domani faccio il calcolo di quanti lettori ho perso con questo post.
pps: ovviamente la carta igenica è a vostro carico.
martedì, 13 maggio 2008
Prima sono andato a fare delle commissioni per la Gabri (mia madre). Il fatto è che sono passato proprio davanti a quel negozietto che vende quella roba giustissima e quindi mi sono dovuto fermare e ho dovuto portare via una felpa e una maglietta.
Ma non è colpa mia!
In un successivo momento sono andato a lezione di inglese e ho scoperto che Wilson, il giovane professore madrelingua americano (ch-ch-check it out!), è un patito di tecnologia (peggio di lui). Questo stronzo (sorry Wilson) ha il Macbook Air ("coz it's so funny!", mi ha detto), l'iPhone e in questi giorni ha comprato l'Asus Eee PC 4G che aveva con sé proprio in quel momento. Ovviamente gli ho chiesto di mostrarmelo e siamo finiti a giocare per tutto il tempo con quel gingillino (e siccome sono in pace con la mia sessualità, non ho intenzione di trovare alcun sinonimo per questa frase).
Ah! Inoltre ha un normalissimo fisso sul quale ha installato Linux, that's cool!
Maledetto Yankee!
Alla fine sono andato in un posto da un tipo che mi hanno detto che hanno detto a chi me l'ha detto che lui ha detto che avrebbe un lavoro per me. Intendiamoci, non è che io sappia molte cose, ma di una cosa sono certo: la comunicazione è di per sé un fatto un atto semplicissimo. Infatti è stato più semplice andare da lui e scoprire che non aveva niente da offrirmi.
O meglio, il lavoro ce l'ha ma non mi assume né, soprattutto, mi paga.
Quasi quasi accetto.
lunedì, 12 maggio 2008
Anche se non aggiorno il blog continuo ad essere vivo (e qui faccio gli scongiuri -sgrat sgrat sgrat-, si sa mai che un meteorite cada nella mia sala da pranzo proprio durante il pranzo di Natale in famiglia. Non potrei sopportare lo smacco di non arrivare ad aprire i regali dopo aver preso il caffè. Poi boh, gli scongiuri li faccio. Io. Li faccio. Voi fate quel che volete).
Il fatto è che a causa della terza serie di Lost ho deciso di tramutare la mia splinderdipendenza in una sana, vecchia, pacifica teledipendenza. Non mi sono disintossicato, sia chiaro, d'altronde i valori della mia blogdipendenza continuano ad essere oltre livelli socialmente accettabili. Tuttavia sento che l'isola riservi non poche sorprese relative al mio destino, perlomeno fino a quando le scorte alimentari del progetto Dharma saranno sufficienti alla mia sussistenza.
Sì… ok… teledipendenza è la parola giusta.
mercoledì, 07 maggio 2008
L'idea di partenza è di andare a mangiare una pizza veloce perché insomma, dopotutto è martedì e non si può fare sempre tardi, anche se si è ufficialmente(1) in vacanza. Non vale certo la pena parlare del fatto che alla fine ci siamo ritrovati al ristorante cinese. Ed è per questo che lo farò. Non ricordo di preciso quanto tempo sia passato dall'ultimo involtino primavera che ho ordinato, credo fossero circa tre o quattro anni che non mettevo piede in un ristorante cinese. La cosa più cinese che ho affrontato in questo periodo sono stati gli autobus della mia città.
L'aspetto buffo è che ero convinto che i cinesi fossero ancora gialli, non neri. Dopo un po' mi sono accorto che in effetti lo sono ancora. Gialli.
Quello nero era il pizzaiolo. Egiziano. Poco dopo essermi seduto, ordino la solita porzione di involtini, ravioli e gamberetti a una cameriera che "sembra un manga"(2). In effetti sembrava una via di mezzo tra una bomboniera da prima comunione e una ballerina da carillon e, ovviamente, non parlava neanche una parola di italiano. Molto probabilmente era arrivata il giorno prima con il famoso treno diretto Pechino-Prato del lunedì mattina e aveva imparato quei pochi termini necessari alla sopravvivenza, tipo "Buonasela", "Volete oldinale?!", "Volete bele?!" e "No pallare italiano". L'altro cameriere era un ragazzo giovane. Una specie di cliché del cinese medio pratese, e cioè uno di quelli che a settembre, quando passa da Prato la fiera (o luna park) vanno ballare sul Tagadà. E poi c'erano gli specchi. Specchi ovunque. Specchi dappertutto. E sopra gli specchi c'erano degli adesivi che uno potrebbe dire "kitsch", ma è meglio se dice "trash". Lo specchio che avevamo accanto al nostro tavolo raffigurava una scena di tre cavalli che, galoppando in una prateria, si allontanano da un dirupo che domina sullo sfondo. Per dirla tutta, sembrava più una scena tratta da un film di Peckinpah o da un fumetto di Tex Willer, che da un manga(3). Francamente l'avrei visto meglio in una steak house. Lo specchio, non il manga. Ma anche Pechinpah e Tex Willer. Nella steak house. Di certo non ci vedrei bene la cameriera-bomboniera-ballerina, né il cinesino-da-Tagadà. Nella steak house, non nel ristorante cinese. Lì ce li vedrei bene. Anche perché lì ci sono. I cinesi, non i cowboy. I cowboy sono in America. E poi non c'entrano un cazzo con quello che stavo dicendo. I cowboy, non i cinesi. I cinesi c'entrano.
A un certo punto mi telefona un mio amico e mi fa: "Claudio! Dove sei?!" "Sono al ristorante cinese" "Ma icché tu ci fai costì?! Ma vai a mangiare la ciccia!" Magari c'ha ragione, ma poi come faccio ad aggiornare il blog?! Vaglielo a spiegare! Lui mica ce l'ha il blog! Ah! Quasi dimenticavo una cosa più che fondamentale: gli adesivi di Winnie Pooh sulle mattonelle del bagno! Ma Winnie Pooh non era americano?! Che ci fa in un ristorante cinese?!
Ma soprattutto: chi mi spiega il pizzaiolo egiziano?!
(1)ho detto "ufficialmente" perché fino a due settimane fa ero iscritto a lettere, che è una specie di vacanza di tre anni.
(2)non cacate il cazzo, lo so che i manga sono giapponesi. Siete insopportabili!
(3)eddai! E non rompete!
martedì, 06 maggio 2008
Queste giornate sempre più lunghe sono botte di endorfina e sentimenti positivi che aiutano questa mia situazione di bilico, di attesa.
Non mi piace attendere, ma so farlo.
Ci riesco molto bene. Ad attendere. Io.
Riconosco perfettamente il momento in cui devo violentarmi per poter ottenere qualcosa che so che mi darà soddisfazione.
Però non mi piace. Attendere. A me.
Eppure sono consapevole che è solo una conseguenza diretta delle mie azioni, di quello che ho voluto e che ho scelto di fare.
Avrei dovuto prevederle. Le conseguenze. Io.
Non mi sarei dovuto precipitare immediatamente verso la soluzione, verso il traguardo, scegliendo la via più breve e volendo ignorare tutto il percorso che porta ad essa. Non l'ho fatto per snobismo. Credo fosse un'esigenza, o forse un capriccio. Fatto sta che volevo ottenere tutto e subito.
E poi non l'ho fatto solo per me, l'ho fatto per farle un piacere. Anzi, soprattutto per quello. Credevo fosse la soluzione migliore, credevo di renderla felice, perché lei è una che ha fretta e non sa aspettare.
Lei è la voce di fianco a me che parla incessantemente. Mi dice che no, così non va bene. Non ho fatto la scelta giusta. Continuamente. A niente servono le mie parole.
Che palle, mamma! Chi cazzo se l'aspettava la fila in tangenziale a quest'ora!
domenica, 04 maggio 2008
No, nulla. E' un periodo che non è che abbia molta voglia voglia di scrivere. Anzi, diciamo che è un periodo che non so che cazzo scrivere. Perché poi non è che mi sia passata la voglia, ma ho perso un po' di smalto e non trovo più argomenti stimolanti.
Tra l'altro di cose da scrivere ce ne sarebbero.
Voglio dire…
Schifani!
Capito?!
Mica per nulla, ma secondo me si potrebbe fare un blog solo su di lui. O su Diliberto che per andare avanti vuole ripartire dai simboli di cento anni fa. O sulla cravatta rosa di Fini. O su una serie di cazzate che, diciamoci la verità, con queste giornate uno manco c'ha voglia di leggere.
Quindi preferisco uscire piuttosto che svuotare di contenuti questo spazio. Anche se si parla di cazzate, non mi va di dire qualcosa tanto per aggiornarlo, aumentare le visite, i link o roba del genere. Tutte cose che mi divertono, sia chiaro. Divertono tutti.
Ho capito, anzi, ho sempre saputo che la cosa ganza fosse aprire questo blog per gioco e per gioco configurare anche il suo aspetto sociale, quello che la gente a volte si dimentica debba essere il vero scopo dello strumento web-log, il suo fine ultimo.
Almeno per quanto riguarda un certo tipo di comunicazione via web.
Secondo me, of course.
E allora nulla, siccome qui si parla del più e del meno, ieri sono andato a una festa, c'era un sacco di gente e checché se ne dica c'erano anche parecchie bottiglie. Siamo entrati senza pagare perché noi ce l'abbiamo più lungo di voi e, sicuramente, più lungo di quelli che non sono riusciti a entrare dopo di noi. Abbiamo bevuto senza tirare fuori un euro, ma in questo caso tutti ce l'avevano lungo allo stesso modo. Tuttavia, essendo già in vantaggio dall'ingresso, noi ci s'ha più lungo uguale. Dice che chi l'ha lungo se lo tira. Avendo ormai raggiunto dimensioni esorbitanti mi sembra inutile tirarmelo ancora un po'. Ed è per questo che lo farò.
Perché i più belli della festa s'era noi quattro.
Che poi ganzo. Ale e la Maga li conoscevo già, ma la Lilaa no!
E niente. Ci siam divertiti perché siam grulli.
Parecchio grulli.
Soprattutto lei.
ps: questo post vale due, non so se mi spiego.
pps: non c'ho voglia di scrivere, ma ogni tanto mi parte la logorrea e allora son cazzi amari!
ppps: che poi non ho mai capito perché si dica "cazzi amari". Lo chiedo alle donne: in genere sono dolci?! Tipo sanno di caramello?!
pppps: bòn.
sabato, 03 maggio 2008
Il fatto è che ognuno c'ha il nome. Per dire, io mi chiamo Lorenzo, ma non è che sono l'unico Lorenzo. Anche se mi chiamassi Franco, Filippo, Gianni, Tommaso o roba del genere sicuramente non sarei l'unico a chiamarmi in quel modo.
Poi capita che crescendo, se non sei una specie di eremita o monaco buddhista o il figlio di Bill Gates, avendo cioè una vita sociale, nel mezzo alla gente, tra il puzzo di piedi che si innalza dai banchi scolastici dopo l'ora di educazione fisica e il triviale retrogusto di spinaci rancidi dei locali del venerdì sera, inizi a conoscere gente, ti fai gli amici e vien fuori che alcuni si chiamano come te oppure sei te che ti chiami come loro. Insomma, il concetto abbastanza è semplice, mi pare. Banale.
Se c'hai culo e sei una persona quantomeno gradevole gli amici iniziano a diventare tanti, tutti hanno un nome uguale a qualcun altro e per evitare fraintendimenti la inizia il gioco dei soprannomi. Che l'uomo è cattivo, ma c'ha un'intelligenza che è al di sopra della media degli altri animali (ad esempio non credo che le meduse sappiano fare il sudoku… poi che c'entra, neanch'io ne ho mai fatto uno, ma il punto non è questo).
Quindi, niente, il post inizia praticamente qui, quello che ho scritto fino ad ora è inutile.
Dicevo…
Son qui che sto contando i soprannomi che mi hanno dato i miei amici. Che grulli, i miei amici! Non so quanti siano di preciso, i soprannomi, ma eccettuato "Picchio", che più che un soprannome è il mio nome sociale, la gente mi chiama:
1)Claudio, è il soprannome del soprannome e me lo son preso a Lugano, quando i canapai erano ancora aperti. Deriva direttamente da una storpiatura di Picchio: Picchio->Pisio->Bisio->Claudio. Tra l'altro mi fa cagare, però mi piacciono alcuni nomi di derivazione diretta con i quali vengo sovente appellato:
-Claude (Clòd);
-Jean-Claude;
-Jean Paul;
-Paul;
-Paolo (questo no, mi fa cagare);
-Pablo;
2)Spizzico. Solo un mio amico mi chiama così e si tratta di una storpiatura di Picchio. L'aspetto interessante è che questo mio amico non fa uso di stupefacenti;
3)Renzo. Da Lorenzo. In alternativa Renzino;
4)Azouz (ahimé). Maledetto me e quando mi sono comprato gli occhiali neri in celluloide! Dice che quando me li metto assomiglio ad Azouzk Marzouk;
5)P.M., acronimo di Picchio Merda. Succede quando lasci il segno.
Ce ne sono sicuramente altri, ma non me li ricordo. E poi oggi c'è il sole e non c'ho un cazzo di voglia di stare in casa. Quindi boh.
Baci a tutti.
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